Accoglienza: iniziare la scuola con…il libro giusto!

La scorsa settimana sono stata ospite dell’Istituto Comprensivo Dante Alighieri di Foggia, per partecipare ad un momento molto speciale e delicato: l’accoglienza dei nuovi alunni che quest’anno iniziano la scuola primaria.

Mi è stato chiesto di pensare a un breve ciclo di cinque laboratori che potessero aiutare i bambini ad ambientarsi, a conoscersi e a prendere confidenza con l’ambiente scolastico; così ho selezionato alcuni albi da utilizzare come introduzione ad ogni attività.

Parto dal presupposto che il libro non debba ridursi a mero strumento di intrattenimento, o a un semplice pretesto per un’attività pratica; attraverso la lettura ad alta voce, il primo scopo è la sensibilizzazione del bambino (e dell’adulto che lo accompagna) verso l’oggetto-libro, verso l’ascolto attivo, l’osservazione e la curiosità che solo l’albo illustrato riesce a suscitare. Leggere ad alta voce è un primo passo (necessario ma non sufficiente) per formare futuri lettori. I libri, nel laboratorio, non sono accessori, ma protagonisti.

Laboratorio “Arte a Merenda”, Rocchetta Sant’Antonio (Fg)

L’attività pratica che segue la lettura mira a rafforzare quanto messo in atto con la lettura, attivando altri sensi, rielaborando le immagini osservate e le parole ascoltate con i propri strumenti: le mani. E i pennelli, la carta, la colla, i pastelli, le forbici, il movimento, la musica, il gioco di ruolo… dipende dall’attività e dall’età dei partecipanti e dallo scopo che ci si prefigge.

Si desidera dare più spazio all’auto-narrazione? In questo caso si offriranno diversi strumenti tra cui scegliere in base alle proprie attitudini, si dà libertà sul soggetto da disegnare o sulla modalità.

Si mira a rafforzare l’armonia di gruppo e la conoscenza reciproca? Allora sarà interessante realizzare un’opera collettiva, in cui ognuno apporta il proprio contributo.

Vogliamo che i bambini apprendano una tecnica artistica? Scegliamo un libro dove le illustrazioni ci offrano esempi (come Gek Tessaro per il collage o Marianna Balducci per la foto-illustrazione) e offriamo loro tutto il necessario per sperimentare e fare propria quella tecnica, che diventerà un’ulteriore risorsa per esprimersi e raccontarsi.

Non mi stanco mai di ripetere alle insegnanti e ai genitori quanto sia importante avere una piccola biblioteca di classe, con un’accurata selezione di albi illustrati a disposizione dei bambini; il momento della lettura ad alta voce deve diventare parte integrante della routine scolastica, non dico giornaliera ma per lo meno settimanale. Laddove sia presente una biblioteca scolastica, si possono selezionare 5-6 albi per classe da tenere a scaffale, in modo che i bambini possano sfogliarli liberamente nei momenti vuoti, e sostituirli con nuovi titoli ogni settimana. Se la biblioteca scolastica non c’è…non mancano le iniziative per crearla! Pensiamo a #ioleggoperché o Libriamoci a scuola, di cui ho parlato in questo video (5 minuti) dedicato proprio all’importanza della lettura per i più giovani.

Ciò detto, vado a illustrarvi le letture e le attività che ho proposto ai piccoli che questa settimana hanno iniziato la scuola primaria; possono essere spunti utili se siete insegnanti o educatori/educatrici alle prese con una prima (o in generale con la delicata fase di ripresa settembrina in cui bisogna riprendere un po’ le file con tutte le classi). Ma perché no,  anche per i genitori che desiderino accompagnare il lavoro delle insegnanti e incoraggiare i propri bimbi con letture adatte allo scopo 😉

Cinque giorni, cinque libri!

PRIMO GIORNO: Guizzino, Leo Lionni, Babalibri

In un angolo lontano del mare,

viveva una famiglia di pesciolini rossi.

Solo uno era nero come una cozza.

Nuotava più veloce degli altri.

Si chiamava Guizzino.

Per chi conosce i capolavori di Leo Lionni, maestro indiscusso della letteratura per l’infanzia, noterà nelle illustrazioni di Guizzino uno stile visivo diverso dal solito. Rispetto ai rassicuranti personaggi tondeggianti e colorati che troviamo nei suoi albi, qui troviamo un fondale marino scarno, fatto di macchie e impronte essenziali, che virano quasi verso l’astratto. Anche il testo è molto asciutto e ridotto, ma di forte impatto.

Guizzino si ritrova solo, ad esplorare il mare, scoprendone le bellezze, ammirando creature così diverse da lui e tra loro. Quando si imbatte in una nuova famiglia di pesciolini rossi, bloccati tra gli scogli dalla paura di essere divorati da pesci più grossi, Guizzino dà loro un’importante lezione: insieme, siamo più forti. Insieme, possiamo fare cose che da soli non potremmo fare. Insieme, possiamo affrontare le nostre paure e trovare nuove soluzioni ai nostri problemi.

 Quando ho letto questo albo ai piccoli il primo giorno, le reazioni sono state tante: chi ha voluto raccontarmi dei pesci che conosceva e che aveva visto al mare, chi ha avuto paura della scena del feroce tonno che divora i pesciolini, chi ha esultato per i pesciolini che “come un solo pesce” affrontano i pericoli…

E “come un solo pesce”, ho invitato i bambini a realizzare il proprio mare “di classe”; su un cartellone, divisi in due gruppi,  hanno dipinto con la tecnica della spugnatura fino a riempire il foglio di colore. Lo scopo qui era rispettare lo spazio altrui e collaborare per un obiettivo comune, proprio come i pesciolini.

Dopodiché ho dato spazio alla creatività personale lasciando che ognuno decorasse il proprio pesciolino a piacere, con i pennarelli; cuori, arcobaleni, bandiere rossonere (dopotutto erano bimbi di Foggia :-D) hanno reso ogni sagoma unica e riconoscibile. Infine, ogni bambino è stato invitato ad incollare il proprio pesce sul fondale dipinto tutti insieme, per creare simbolicamente il “branco” che piano piano si affiaterà nel corso dell’anno.

 

SECONDO GIORNO: Il serpentello  Teo, Mauro Bellei, Occhiolino Edizioni

 I libri di Mauro Bellei si riconoscono per la cura nel mostrare ai bambini le potenzialità del segno, dal semplice punto grafico alle texture presenti in natura, nell’immaginare e creare storie. Ho avuto il piacere di intervistarlo, e mi ha raccontato la mission di Occhiolino Edizioni: educare i giovani lettori alla progettualità, offrendo strumenti narrativi e visivi; trovate qui l’intervista.

Ho scelto questo libro, estremamente essenziale nelle illustrazioni, proprio per mostrare ai bambini come una semplice linea possa trasformarsi e combinarsi creando motivi, oggetti, personaggi e scenari.

Teo ci viene presentato dal testo come un serpente, ma lo vediamo nella prima pagina sotto forma di punto; come può essere un serpente, mi chiedono i bimbi? Perché è spaventato, è chiuso in sé stesso; ma ecc

o si allunga, si allunga… e comincia il suo viaggio.

Si arrotola, sale le scale, si rompe in mille pezzi e si ricompone creando volti, animali, oggetti, con pochi tratti essenziali; sfogliando queste pagine, l’occhio si allena a riconoscere forme familiari partendo da pochissimi dettagli. Non solo; i “Super Pezzi” staccabili in fondo al libro permettono di ricreare le forme proposte nel libro, o di inventarne di nuove!

La scelta del solo bianco e nero è funzionale allo scopo, facendo concentrare il bambino sul segno e sulla composizione della figura.

Veniamo all’attività: ho scelto di proporre ai bambini un esercizio che gli era già noto, in quanto praticato spesso alla scuola dell’infanzia per stimolare la motricità fine. Un attività volutamente “rassicurante”, in continuità con quanto da loro già sperimentato.

Ho disegnato su fogli A4 diverse linee a pennarello nero, con motivi e forme differenti: linee aperte, linee chiuse, zig zag, onde, macchie, spirali…  Nel frattempo, i bambini sono stati invitati a ritagliare da striscioline di carta col

orata tanti quadratini facendo attenzione che fossero all’incirca della stessa dimensione. Dopodiché, ho consegnato in maniera casuale ad ogni bambino un foglio con la linea disegnata, con il compito di ricoprirla tutta con i quadratini incollati. Ho dato libertà sulla scelta dei colori da incollare, ed è stato interessante notare le differenze nelle sequenze di colore, nella composizione, nella cura del riempimento degli spazi vuoti.

Questa è un’attività molto rilassante, e poiché avanzano molti quadratini a fine laboratorio, il mio consiglio è di conservarli per riproporli nel corso dell’anno come esercizio “defaticante”, o per i bimbi che terminano velocemente il lavoro.

TERZO GIORNO: Che cos’è un bambino?, Beatrice Alemagna, Topipittori

 Ormai un classico imprescindibile, presente sugli scaffali di tutte le biblioteche e librerie, è stato il primo libro che ho selezionato per questo ciclo di laboratori.

Beatrice Alemagna ci racconta con la sua ormai nota grazia e ironia le gioie, le paure, le fragilità e la forza dei bambini, in tutte le loro sfaccettature e unicità; bambini che hanno fretta di diventare grandi, ma che non capiscono come facciano i grandi a dormire senza un pupazzo… persone piccole, con cose piccole, ma idee tutt’altro che piccole.

Prima di leggere il libro ai bambini, ho rilanciato loro la domanda del titolo: “ma spiegatemi un po’, voi che sapete tutto: che cos’é un bambino?”

“E’ un essere umano!”

“Allora anch’io sono una bambina?”

“Noooo! Tu sei grande!”

“Bene. Allora, cos’è un bambino?”

“…non lo sappiamo maestra, diccelo tu!”

“Ma come, siete bambini e non sapete cos’è un bambino?”

Insomma, li ho stuzzicato un po’ ad interrogarsi su cosa significhi essere…loro. Era evidente che non se lo fossero mai chiesti (come è normale che sia) così il libro ci è venuto in aiuto.

Un bambino è una persona piccola.

E’ piccolo solo per un po’, poi diventa grande.

Cresce senza neanche farci caso.

[…] Ci sono bambini di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le forme.

La copertina del libro e quest’ultima frase mi hanno offerto lo spunto per l’attività: dipingere bambini di tutti i colori.

 Ogni alunno aveva a disposizione un foglio bianco, un pennello e un bicchiere di colore a tempera. Ho spiegato ai bambini che avremmo dipinto un pezzo alla volta, e al mio segnale si sarebbero scambiati il bicchiere di colore col vicino, in modo che tutti a turno potessero utilizzare ogni colore a disposizione. Prima il viso, poi il cappottino col cappuccio, poi gli occhi, la bocca, il naso, e infine…libertà: “decorate il cappottino come vi piace di più!”

La bellezza di questo tipo di attività, in cui la tipologia di soggetto è la stessa per tutti (in questo caso, il ritratto di un bambino) è vedere i prodotti finiti tutti insieme, apprezzando così la diversità di realizzazione. Ho proposto alle insegnanti di incollare i lavori su un rotolo di carta lungo, in modo da creare una lunga fila di ritratti da appendere fuori dalla classe.

Inutile dire quanto i bambini amino le attività che prevedono i colori a tempera e il pennello; l’importante è attrezzarsi e condurre bene lo scambio di colori, che può generare malcontenti tra i bambini che hanno difficoltà a condividere. Ma anche questo è tra gli scopi dell’attività!

QUARTO GIORNO: Abracadabra, Marta Comìn, Fatatrac

 Scopo di questo laboratorio era di far scoprire ai bambini le potenzialità della carta e dell’oggetto-libro; come un libro possa raccontare storie non solo attraverso le parole, ma attraverso la propria stessa forma e struttura.

Abracadabra è un libro che si presenta in modo speciale già da chiuso, grazie ai suoi manici che lo trasformano immediatamente in una valigetta. Non una valigia qualunque, ma quella di un mago! Apriamo il libro e scopriamo che le pagine hanno i buchi, attraverso i quali si intravedono forme e colori della pagina successiva; girando pagina, scopriamo che non tutto è come sembra…

Tornando all’importanza di progettare, il gioco di stupore che si scopre sfogliando le pagine del libro è frutto di attenta progettazione. Troviamo forme molto essenziali e geometriche, tinte unite che danno risalto alla “fisicità” del libro, al gioco di buchi che trasformano oggetti e figure semplicemente girando pagina.

Questo gioco mi ha dato il “la” per l’attività: manipolare la carta sperimentandone tutte le potenzialità espressive.

Ho distribuito ai bambini fogli A4 di vari colori, e li ho invitati a toccarli, annusarli, sentire che rumore fanno. Li abbiamo descritti: sono lisci, hanno un odore particolare, fanno fresco se li sventoli…

“A cosa servono i fogli di carta? Come possiamo usarli?” ho chiesto.

Le risposte: per disegnare, per colorare, per ritagliare, per incollarci sopra qualcosa…

Ed ecco lo shock: ho invitato i bambini a scegliere un foglio e bucarlo. “Ma con le forbici, vero?” “No, con le mani.”

C’era chi non vedeva l’ora di poterlo fare, e chi non si sentiva capace. Chi ha mostrato orgoglioso i propri buchi, chi non si sentiva convinto, e addirittura chi era troppo dispiaciuto di strappare dei così bei fogli, tanto da versare anche qualche lacrima.

Bruno Munari ci insegna quanto sia importante far riscoprire ai bambini di cosa possono essere capaci col solo uso delle proprie mani su un foglio di carta.

Dopo esserci sbirciati a vicenda dai propri buchi, ho proposto di piegare. Altro foglio, altra azione. In quanti modi possiamo piegare? A fisarmonica, in modo casuale oppure simmetrico, possiamo arrotolare, possiamo stropicciare! In questo modo i bambini hanno trasformato i propri fogli lisci in tante pagine differenti nella texture, da utilizzare per comporre un libro semplicemente piegando a metà le pagine e inserendole una nell’altra. Li ho rilegati con un filo, e ho dato poi libertà di personalizzarli con i pennarelli, suggerendo di sfruttare le caratteristiche delle pagine per trovare l’ispirazione.

“A cosa ci fa pensare questa pagina a fisarmonica?” “A delle scale!”

“E questa tutta stropicciata?” “…a  una montagna!” “Alle onde del mare!”

“E da  questo buco, chi potrebbe spuntare?”

Il segreto è non offrire soluzioni, ma domande-stimolo, con cui i bambini possano riflettere e trovare le proprie soluzioni creative e narrative.

I bambini erano molto concentrati nella fase di disegno, e molto fieri dei propri risultati. Questo è stato probabilmente l’elaborato che desideravano maggiormente poter portare a casa per mostrarlo ai genitori 🙂

All’adulto l’elaborato finale può apparire semplice, addirittura esteticamente “non bello”, per via delle stropicciature, degli strappi. Lo scopo di questa attività infatti (ma in generale di ogni laboratorio artistico) non è quello di far produrre ai bambini un oggetto da esporre, “carino” e uguale per tutti. Scopo del laboratorio è mettere in contatto i bambini con degli strumenti e materiali che potranno utilizzare per esprimersi; è il processo, più del risultato. L’esperienza, più del prodotto finito.

QUINTO GIORNO: Anselmo va a scuola, Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani, Topipittori

 Ho chiuso il ciclo sull’accoglienza con un libro dolcissimo, molto noto tra gli insegnanti alle prese con gli alunni più piccoli che tremano un po’ al pensiero di cominciare la scuola “dei grandi”.

Questo è Anselmo.

Ha cinque anni e nove mesi, come me.

[…] Una settimana fa, ho dato ad Anselmo la notizia:

“Dopo l’estate, cominceremo la scuola.”

Lui non ha detto niente: ha solo tirato su con il naso e si è aggiustato i pantaloni.

Quanti bimbi reagiscono come Anselmo, quando i genitori danno loro il grande annuncio: “a settembre inizierai la scuola!”

Ci sono gli entusiasti, che fremono per comprare lo zaino e l’astuccio, curiosi della novità; ma ci sono anche quelli che non dicono nulla, che proprio non riescono a saltare di gioia, a cui la scuola fa un po’ paura. E se la maestra mi sgriderà? E se non mi piaceranno i compagni? E se resto solo? E se mi mancheranno mamma e papà? E se, e se, e se… domande silenziose, che non tutti i bimbi riescono a tirare fuori.

Beh, Anselmo è un coniglio di peluche, ma si sente proprio così; si capisce dalle sue orecchie, che sono tristemente abbassate. Allora il suo bambino decide di portarlo a scuola, con un magico viaggio notturno su una macchina volante. Anselmo all’inizio è spaventato, poi è divertito: le cose nuove spaventano, ma in seguito possono rivelarsi molto interessanti!

Alla fine della lettura, un piccolo scambio di riflessioni:

“Cosa significa quando le orecchie di Anselmo sono ben dritte? E quando sono piegate?”

“Perché Anselmo ha paura?”

“Voi come vi sentite per l’inizio della scuola? Siete preoccupati come Anselmo oppure no?”

Molti erano eccitati, qualcuno un po’ preoccupato, qualcuno un po’ arrabbiato perché non c’era il suo migliore amico in classe.

 Infine, ho proposto ai bambini di costruire un Anselmo tutto per loro, da appendere in cameretta o da portare a scuola, con delle precise istruzioni: quando si sentiranno felici, tranquilli, allegri, le orecchie del loro Anselmo dovranno stare ben dritte, mentre quando si sentiranno arrabbiati, preoccupati o tristi, abbasseranno un orecchio (o due, se è proprio una giornata no). Così chi vedrà il loro Anselmo capirà subito come si sentono 🙂

Ognuno ha “vestito” il proprio coniglietto con la tecnica del frottage, e abbiamo fissato le orecchie con i fermacampioni per renderle mobili. E’ stato bellissimo vedere come ogni bambino abbia cominciato subito ad interagire con il proprio Anselmo, e con quello degli altri!

 

Queste naturalmente sono proposte immaginate per i primi giorni di scuola, ma che possono tranquillamente messe in atto anche nei mesi successivi, collegandole ad argomenti trattati in classe. Ad esempio, “Il serpentello Teo” si presta benissimo anche per le ore di matematica, oppure perché non riproporre la famiglia di pesciolini di Guizzino durante la spiegazione degli insiemi?

Ormai lo sapete, gli albi illustrati per me sono un rimedio universale!