“Cercare l’acqua”

CERCARE L’ACQUA

Il mare.

Da bambini, io e mio fratello spendevamo buona parte della nostra vacanza al mare scavando buche; l’ampio bagnasciuga della Riviera era un ottimo cantiere.

Un passatempo che ci teneva occupati per delle buone mezzore era scavare in cerca dell’acqua. Ci sfuggiva però la relazione tra la posizione del nostro ombrellone, cioè la nostra postazione di scavo, e il tempo necessario per arrivare all’acqua; più lontani dal mare significava più sabbia, quindi più sudore.

Ma la fatica era sempre ripagata dal luccichio che all’improvviso si intravedeva sul fondo; quel putridume olezzante di pesce era il nostro petrolio.

Il piacere del mare, per chi non ci vive, inizia ben prima di arrivarci; soprattutto quando ritorni nel “tuo” mare, quello dove vai sempre. Per me comincia col notare dal finestrino i primi pini marittimi e i colori che si riscaldano, sentire il frinire delle cicale diventare più prepotente, annusare l’aria. Faccio a gara a chi vede per primo il grattacielo di Cesenatico,  riconosco i lampioni rossi e l’insegna “VENDITA PULCINI” scritta a mano in quel paesino che attraverso sempre appena uscita dall’autostrada.

E anche se sei in coda, ti senti già arrivato.

Quando si potrà…

“Farò una bella passeggiata sulla spiaggia.” (Maria Teresa, 25 anni, studentessa)

“Voglio andare al mare” (Maria, 47 anni)

“Una vacanza al mare con mamma papà e Jennifer” (Viola, 5 anni)