Chi è @conformi? Intervista a Davide Trabucco

Archiviare è sfidare il tempo e quindi lavorare contro la morte, perché archiviare è cercare di immagazzinare tutto affinché tutto non venga perduto.

Così Davide Trabucco racconta il principio alla base del suo lavoro, in occasione di Fotografia Europea, l’importante festival dedicato alla fotografia contemporanea tenutosi in questi giorni a Reggio Emilia.

Il suo profilo Instagram @conformi è stato una felicissima scoperta avvenuta durante il primo lockdown, e mi ha subito spinto a scoprire qualcosa di più sull’artista dietro al progetto.

Il tuo profilo Instagram @conformi ha un grandissimo seguito: l’idea di creare combinazioni di opere apparentemente lontane nel contesto e nel significato, unite da un “montaggio” grafico che le fonde armonicamente, non fa che confermare la sua originalità ad ogni nuovo post.
Come è nata l’idea? Da dove attingi il materiale fotografico?

Santiago Calatrava, Città dello Sport Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Roma, 2005 / Hokusai, “La grande onda di Kanagawa”, 1829-1833

confórmi nasce nel 2015 con la volontà di ordinare il mio repertorio visivo.
La necessità era quella di trovare un motivo ordinatore a tutto quel materiale che si era accumulato nel tempo, per poterlo poi velocemente ricercare nel momento in cui ne avessi avuta la necessità.
Non sapevo che principio tassonomico utilizzare, ovvero con quale criterio ordinare queste immagini. Alla fine ho deciso di lavorare direttamente sulle immagini e abbinarle secondo una comunanza formale che vedevo ripresentarsi qui e là.
Il materiale è direttamente reperito dal web, durante la mia navigazione. Io difficilmente scatto fotografie, non possiedo una macchina fotografica e non ho mai avuto molta dimestichezza con quella strumentazione.

 A cosa ritieni sia dovuta la sua fortuna?
Da un lato c’è la facile comprensibilità, anche per chi non conosce gli originali o non è un esperto di cultura visiva, dall’altro lato c’è il fatto di lavorare con immagini che appartengono spesso all’immaginario collettivo, che catturano l’attenzione di chi apre un social network e si immerge in una quantità infinita e sregolata di immagini, e all’interno di quella moltitudine ricerca spesso la propria identità.

Diego Armando Maradona, Argentina-Bulgaria 1986 / Agesandro, Athenodros e Polydorus, Gruppo del Laooconte, I sec. a.C.

Il progetto è pensato solo per il web o prenderà forma tangibile con una pubblicazione, o una mostra?
confórmi nasce come progetto per i social, a partire dall’immagine, quadrata, che è lo standard di Instagram.
Alcune immagini sono state presentate nel tempo all’interno di mostre personali o collettive, attraverso differenti media (l’immagine fotografica, la carta da parati, la tenda,…) con la necessità di adeguarsi ai contesti in cui il progetto veniva inserito.
confórmi si è poi declinato nel tempo in diversi modi per progetti per privati, ad esempio alcune immagini per la comunicazione degli eventi di Fondazione Prada, o in alcune installazioni museali, come i video che ho realizzato per la Trienal de Arquitectura di Lisbona del 2019.

Leonardo Da Vinci, L’uomo vitruviano, 1490 / Sailor Moon, Toei Animation, 1992

Tu conduci anche workshop e lezioni per studenti universitari, ma da educatrice museale, per deformazione professionale, non posso fare a meno di immaginare i tuoi lavori come spunti per attività di educazione all’immagine per ragazzi più giovani. Complice il mezzo con cui il tuo progetto ha preso piede, Instagram, che è il social “giovane” per eccellenza, ritengo che una proposta laboratoriale targata confórmi, avrebbe grande appeal sugli adolescenti, avvicinandoli al linguaggio visivo in maniera
innovativa. Ci hai pensato?
Quando mi invitano a parlare in particolare di confórmi, spesso più che del mio lavoro parlo dei miei riferimenti riletti attraverso il mio sguardo, cercando di far comprendere come quegli autori o quelle opere sono diventate importanti per la costruzione del mio linguaggio.
confórmi è innanzitutto il mio metodo di approccio al mondo, di lettura e codifica della realtà, e non è quindi nato con la pretesa di essere un lavoro autonomo. Credo sia importante l’insegnamento del linguaggio e dei codici artistici ai più giovani, in cui spesso la scuola è carente. Guardare è un atto che facciamo tanto quanto parlare, ad esempio.

Ritengo comunque che certe fasce di età richiedano competenze specifiche per essere insegnanti efficaci.

Hai altri progetti in corso o per il futuro?
Ho diversi progetti in attivo, rimasti fermi a causa della pandemia, che spero possano finalmente realizzarsi quest’estate.
Il protrarsi delle chiusure mi ha fatto ripensare ad alcuni progetti, che da mostre diventeranno ora solo delle talk; spesso i progetti a forza di essere rimandati perdono anche la freschezza di cui erano carichi nel momento in cui erano stati pensati.

Davide Trabucco

Parallelamente al tuo profilo Instagram, come leggo dal tuo sito, c’è il tuo lavoro di artista, con un lungo elenco di esposizioni, pubblicazioni ed interventi in ambito accademico, soprattutto (correggimi se sbaglio) legati al mondo del design e dell’architettura.
Ti pongo una domanda apparentemente retorica, ma in realtà molto personale: cosa significa per te studiare architettura? E cosa ti ha spinto verso questi studi?
Aver studiato architettura mi ha insegnato un metodo di lavoro, una forma mentis con cui guardare e cercare di comprendere e decodificare il mondo che mi è intorno.
Amo molto il metodo e il rigore, perché mi danno sicurezza, soprattutto nel lavoro quotidiano e nella fase di ricerca, che rischia sempre di essere improduttiva o dispersiva.

Ricordi quale sia stato il tuo primo vero incontro con l’Arte? Quale opera hai osservato per la prima volta con curiosità?
E’ stata la scuola, in ogni suo grado di istruzione, ad avvicinarmi al mondo dell’arte.
Però credo che il primo grande incontro sia stato Topolino, che è sempre riuscito nelle sue storie ad avvicinare il pubblico rileggendo o parodiando le vite di grandi personaggi, i romanzi del canone classico, le grandi architetture o le opere d’arte più famose.
Il fumetto é poi una delle nuove forme d’arte che il secolo scorso ci ha consegnato.

E su questa frase di chiusura, che non posso che condividere a gran voce in quanto grande amante di fumetti, ringrazio di cuore Davide per la sua gentilezza e disponibilità. 

Se non conoscete ancora il profilo @conformi, visitatelo di corsa!