Come accendere “fuochi di parole”: intervista a Gianluca Caporaso
Chi è Gianluca Caporaso? Difficile dare una risposta sintetica, impossibile limitarsi alla definizione di autore di libri per bambini. Si può iniziare prendendo in prestito una sua immagine: “una persona che prova ad accendere fuochi di parole”, attorno ai quali radunarsi e alimentare la propria potenza fantastica.La mia infanzia è legata alle storie di mio nonno, alle storie di vita della miriade di zie e cugini che popolavano la mia casa dove la presenza dei miei nonni, con cui vivevo insieme a genitori e fratelli, creava le condizioni per una quotidiana composizione di assembramenti intorno alle figure delle radici. Erano storie di ogni tipo: scolastiche, lavorative, di viaggio, di gioco, di fallimenti e di felicità.
La prima sorgente è stata la vita. Lì ho bevuto cose che ancora adesso, depositate nei catasti involontari della memoria, scendo a recuperare per portare in condivisione.
La prima storia in assoluto che ricordo è quella dei tre porcellini. Le storie e le parole più potenti di questo mio tempo, invece, le trovo in libri che leggo da sempre: la Bibbia, l’Odissea, le Elegie Duinesi, per citare i primi tre che mi vengono in mente.
Il “viaggio”, l’erranza, l’esplorazione di terre immaginarie (o re-immaginate) sono certamente elementi portanti dei tuoi racconti; pensiamo a I racconti di Punteville, agli Appunti di Geofantastica, o alla tua riscrittura poetica delle avventure del Barone di Münchausen, tutti editi da Lavieri.
Se Gianluca Caporaso fosse un luogo, “dove” sarebbe? E perché?
Se fossi un luogo sarei Lisbona, la città che ho amato di più.
Beh, i Racconti di Punteville, il primo, è quello che mi ha messo in viaggio per incontri, narrazioni, laboratori.

Li conduco sia in presenza che on line, modulando e declinando i contenuti in funzione del mezzo.

Una condizione che mette le fondamenta a ogni percorso di significazione e di comprensione.
Partirei dal ritorno al racconto delle storie, una esperienza che nelle case diventa sempre più rara.
Sai che nel cassetto non metto mai i sogni? Non ho mai concepito questa modalità. Ho sempre avuto paura di dimenticarli come le vecchie monete o oggetti non più usati. Ma poi, pensandoci meglio, credo che sono i sogni, quelli veri, che ti accompagnano, inseguono, rincorrono, aspettano.
E se poi si stancano, sono loro che ti chiudono in un cassetto e se ne vanno da altri sognatori.
Faccio tesoro di queste parole, e vado subito a tirare fuori tutti i miei sogni dal cassetto per farli arieggiare. Saranno un po’ arrabbiati per essere stati chiusi tanto tempo, ma quelli veri, come ci insegna Gianluca, sanno aspettare.
Un gigantesco grazie a Gianluca Caporaso per questa preziosa chiacchierata epistolare!
Vi invito a visitare il suo sito web per scoprire di più sui suoi libri e i suoi progetti in corso, lo trovate qui.










