Comprendere le emozioni seminando Bellezza: cos’è il progetto “HeArt Gallery”

Si parla molto di intelligenza emotiva, della sua importanza in educazione, e più in generale nella costruzione di rapporti sociali sani e fruttuosi. Ma come svilupparla?

Cosa si intende esattamente per “intelligenza emotiva”? Partiamo dal presupposto che la nostra mente non è da considerarsi in maniera univoca, ma come una struttura multi-sfaccettata, composta da numerose “intelligenze”, come ci insegna lo psicologo Howard Gardner, che nel corso dei suoi studi negli anni ’80 ne individuò addirittura otto:

–           Logico-matematica: saper stabilire relazioni

–           Linguistica: la capacità di utilizzare codici linguistici

–           Spaziale: percepire forme e oggetti nello spazio

–           Musicale: riconoscere l’altezza dei suoni, le costruzioni armoniche

–           Cinestetica: la capacità di padroneggiare bene il corpo e suoi movimenti

–           Naturalistica: saper individuare e classificare oggetti naturali

Ma è sulle ultime due tipologie che devo focalizzare l’attenzione, per chiarire lo spirito e la teoria alla base del progetto “HeArt Gallery”:

–           Intelligenza interpersonale: la capacità di rapportarsi con gli altri e di creare situazioni sociali favorevoli

–           Intelligenza intrapersonale: saper comprendere la propria individualità e immedesimarsi in quella degli altri

Anche nella teoria di Gardner si pone dunque l’accento sull’importanza della relazione, della comprensione, dell’ascolto, come fondamentali life skills da sviluppare per inserirsi nel mondo.

Da qui al concetto di intelligenza emotiva il passo è breve: la prima definizione risale al 1990 ed è stata proposta dagli psicologi statunitensi Peter Salovey e John D. Mayer. Ma il concetto ha iniziato a prendere piede e a divenire “famoso” solo fra il 1995 e il 1996, in seguito alla pubblicazione del libro “Intelligenza Emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici” da parte dell’autore e giornalista scientifico Daniel Goleman.

Eccone una definizione: la capacità di un individuo di riconoscere, di discriminare e identificare, di etichettare nel modo appropriato e, conseguentemente, di gestire le proprie emozioni e quelle degli altri.

Sviluppando tale intelligenza, si avranno numerose ricadute benefiche, quali ad esempio:

– lo sviluppo di relazioni positive in ambito familiare, lavorativo, sociale;

– la capacità di autoregolazione, cioè saper gestire punti di forza e debolezze, adattandoli alle situazioni;
– la motivazione, vale a dire saper trasformare i pensieri negativi in pensieri positivi e motivanti;

– una migliore comprensione di sé, che renderà più semplice prendere le giuste decisioni;

– in generale, un maggiore benessere psicologico, oltre ad un conseguente miglior rendimento in campo lavorativo o scolastico.

Insomma, avrebbe tutte le carte in regola per diventare non solo oggetto di studio per gli accademici, ma per essere una vera e propria materia scolastica; purtroppo, in Italia siamo ancora molto indietro in questo senso.

Pensiamo ora al momento storico che stiamo vivendo: paura, alienazione, isolamento, relazioni e movimenti contingentati o addirittura vietati, non fanno che mettere i bastoni fra le ruote al nostro benessere psico-fisico. Le occasioni di confronto o di semplice sfogo, il tempo e gli spazi dedicati alla cura di sé e alla crescita personale hanno inevitabilmente risentito dei limiti imposti dalla pandemia.

Ed è qui che entriamo in gioco io e Teresa con il nostro progetto un po’ matto e certamente ambizioso.

Io educatrice museale, lei life coach, da tempo desideravamo trovare un modo per far incontrare e dialogare le nostre rispettive competenze. Alla fine del 2020, spronate dai lunghi mesi di inattività che avevano lasciato spazio alla riflessione, ci siamo dette: “le persone hanno bisogno di raccontare, di esprimere ciò che portano dentro e non riescono a dire. Hanno bisogno di confrontarsi, di essere stimolate, di distogliere lo sguardo da questo presente che ci attanaglia e ci fa dimenticare sogni, desideri, piaceri.”

Come fare?

Teresa Fredella

Teresa lavora da anni come life coach; la crescita personale, la gestione delle emozioni, l’autostima, sono solo alcune delle tematiche che affronta quotidianamente con i suoi clienti. Il suo approccio nelle relazioni di cura è quindi di stampo psicologico; ai nostri scopi serviva però uno strumento “operativo”, che catturasse l’attenzione e facesse mettere in gioco attivamente le persone in maniera inedita.

Per me la risposta più ovvia è stata l’Arte. Quale occasione migliore di condivisione, confronto, riflessione, esplorazione di sé? Quale modo migliore per aprirsi a sguardi nuovi, a prospettive inedite? Quale modo migliore per dire l’indicibile?

Così a gennaio abbiamo proposto il nostro primo workshop online per adulti, gratuito, in cui abbiamo invitato i partecipanti a raccontare le proprie emozioni nella maniera più pura: guidate da Teresa in un esercizio di meditazione e rilassamento, abbiamo disegnato. Ad occhi chiusi!

Lo “scarabocchio” è il nome tecnico dei primi esperimenti grafici del bambino: un “alfabeto” di segni che accomuna i bambini di ogni latitudine, e costituisce la struttura portante del disegno. Non per niente artisti del calibro di Joan Mirò o Paul Klee si ispirano al disegno infantile, perché in esso c’è la “verità” nuda e cruda.

Per un adulto che non sia un artista o un creativo di professione, lasciarsi andare al disegno o alla creatività qualcosa senza dover raggiungere obiettivi prefissati o dimostrare di essere performanti può essere molto difficile. Ma una volta sbloccati, non solo ne riscopriamo il piacere dimenticato da tempo, ma impariamo qualcosa su noi stessi, da noi stessi. Prendiamo coscienza dei nostri limiti, delle nostre paure, ma anche di talenti e prodezze di cui siamo inconsapevoli; apriamo uno spiraglio nella nostra insondabile profondità.

Workshop “L’immagine di sé”

Dopo la scarabocchio, c’è stato l’incontro su “L’Immagine di sé”, con ospite l’esperta del benessere Valeria Invidia, responsabile del centro estetico Bien Etre12. Ci siamo interrogati su cosa sia la Bellezza, su come percepiamo noi stessi, abbiamo messo a fuoco il nostro ritratto interiore partendo dalle nostre foto.

Poi è stato il turno della gestione nel conflitto; Alessandra Maltempo, educatrice teatrale della Compagnia “L’Albero” e dell’Accademia degli Stracuriosi, ci ha fatto mettere in gioco con esercizi di stampo teatrale per praticare l’ascolto e l’empatia vestendo i panni dell’altro.

Vi sembra poco?

L’ultimo appuntamento, “Il Museo di Sogni”, ci ha viste impegnate a re-immaginare i nostri sogni nel cassetto sotto forma di poetici assemblage, in cui banali oggetti trovati in casa hanno assunto personali significati simbolici, come in un quadro surrealista.

Workshop “Il Museo dei Sogni”

Alla fine del workshop, le persone ci fanno capire che non immaginavano di aver dentro certe cose, né di poterle “dire”.

“Le vostre attività sono sorprendenti”

“Mi sento libera di esprimermi come non mai”

“E’ stata un’esperienza fantastica”

Sono solo alcuni dei feedback ricevuti dalle partecipanti nel corso di questi primi mesi di vita della rassegna.

Per questo motivo io e Teresa abbiamo deciso di passare dalla fase sperimentale a quella operativa, rendendo questi workshop un servizio fruibile da chiunque sia interessato allo sviluppo dell’intelligenza emotiva attraverso la pratica artistica. Sottolineo “pratica” perché questi laboratori, in quanto tali, non sono semplici lezioni frontali; la parte più importante e significativa del workshop è l’esercizio creativo e la successiva condivisione. La parte introduttiva, in cui io e Teresa illustriamo alcuni concetti tratti dalla psicologia e dal mondo dell’arte e della letteratura, costituisce soprattutto un pretesto per stimolare, per incuriosire, per “sbloccare” i partecipanti per ciò che verrà dopo.

I destinatari delle nostre attività sono molteplici: adulti curiosi, insegnanti, studenti di scuole superiori, educatori.

Perché “HeArt Gallery”? Perché alla fine di ogni attività, osservando i lavori dei partecipanti, creiamo una vera e propria “galleria delle emozioni”. E perché il “cuore”, senza la bellezza, è solo un organo che pulsa nel petto.

Se il nostro progetto ti ha incuriosito/a, dai un’occhiata alla sezione “Servizi”: potrai contattarmi per saperne di più!