Intervista a Chiara Armellini

Proseguiamo con le interviste ai professionisti dell’editoria per l’infanzia con una persona molto speciale, l’illustratrice Chiara Armellini

Nata in provincia di Verona nel 1985, Chiara studia grafica e illustrazione prima presso l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino, e poi all’Escola Massana di Barcellona.

Le sue illustrazioni sono state selezionate alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna nel 2010 e 2012, e in altri importanti concorsi di illustrazione; collabora con numerose case editrici italiane ed europee, e conduce laboratori per i bambini presso scuole, biblioteche, musei e librerie.

Ma ora diamole la parola!

Torniamo con la memoria indietro nel tempo: ricordi come e quando hai capito che l’illustrazione sarebbe stata il tuo lavoro?

 Diciamo che è stata l’illustrazione a scegliere di essere il mio lavoro 🙂

Ero ancora studentessa all’ISIA di Urbino, e sono stata selezionata alla Fiera del Libro di Bologna 2010 con 5 immagini che avevo realizzato con dei timbri: da quel momento galeotto fu l’incontro con gli editori Topipittori! Da lì è nata L’idea del mio primo libro “Ti faccio a pezzetti” composto (e scomposto) coi timbri , (che vanta oggi ben 5 traduzioni e la terza ristampa in Francia!)

Sicuramente questa prima pubblicazione mi ha dato fin da subito visibilità e mi ha aperto molte porte nel mondo dell’editoria. L’idea del secondo libro è venuta in modo naturale, e collaborare poi con altri editori è stato abbastanza facile e progressivo: ho continuato a farlo con felicità da quel lontano 2010.

 

Torniamo ancora più indietro, a quando eri bambina: c’è un albo illustrato che porti nel cuore, che hai consumato a forza di sfogliarlo?

Ne ho due: Una coccinella sempre arrabbiata, di Eric Carl,

e Che disastro di Frank Muir con le illustrazioni di Joseph Wright.

 

Osservando il tuo splendido portfolio, si spazia da progetti personali a copertine per libri scolastici, dai giochi Djeco agli albi illustrati, come il già citato “Ti faccio a pezzetti” e il suo seguito “Ti faccio a fettine” (Topipittori). C’è un progetto in particolare che ti ha messo alla prova e di cui vai fiera?

Sono ovviamente molto fiera del mio primo “figlio” Ti faccio a pezzetti, che ormai compie 10 anni di vita!

Ma la prova più grande è stata riuscire a realizzare con la stessa tecnica e idea, il secondo libro sulle piante Ti faccio a Fettine.

Sintetizzare e semplificare con i timbri le piante non è affatto facile, e mantenere un ritmo divertente e incalzante come con Ti faccio a pezzetti è una sfida che io stessa mi sono trovata ad affrontare. Però sono molto soddisfatta del risultato finale.

Ho in mente da tempo anche un progetto-libro per non vedenti, con buchi e altorilievi, sono ancora in fase di ricerca, ed è un lavoro che richiede parecchio tempo per la realizzazione finale.

 

Un aspetto importante del tuo lavoro sono i workshop e laboratori per i bambini. Una domanda apparentemente retorica, ma che trovo sia molto intima e diversa per ogni artista: perché avvicinare i bambini all’Arte? 

Come ha affermato Kvĕta Pacovská: “L’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita”.

Avvicinare i bambini all’arte, e/o a un’esperienza di arte (come potrebbe essere un albo illustrato, un workshop artistico, o una mostra) può indurre i bambini a porsi domande e, forse, a trovare risposte; a osservare le cose con uno sguardo nuovo, diverso; a comprendere meglio il mondo in cui viviamo, viaggiando solamente con gli occhi.

 

“Naturazione”, 2008 (foto: portfolio Chiara Armellini)

 Dai soggetti dei tuoi lavori si evince un grande amore per la natura e per gli animali; da dove deriva? Come lo racconti nelle tue illustrazioni?

Si, animali e piante sono i miei soggetti preferiti, un po’ perché sono più semplici per me da disegnare,

un po’ perché vorrei  probabilmente vivere in pieno contatto con la natura. A casa parlo sempre con le mie piante, e direi che ci capiamo benissimo!

Nelle mie illustrazioni mi piace rappresentare gli animali per come sono, senza troppe personificazioni con le sembianze umane. La natura, se osservata bene, é davvero molto bella, con le sue forme e i suoi colori.

 

“5 forme”, 2008 (foto: portfolio Chiara Armellini)

 Ti piace sperimentare tecniche diverse, ma ce n’è una in particolare che ritieni il tuo “marchio di fabbrica”, o che senti più tua? Ad esempio, il timbro ricorre spesso…

Sì, la stampa amatoriale artigianale mi ha aperto un mondo, e mi permette di esprimermi senza avere paura di sbagliare. Mi sento molto libera con la tecnica dei timbri e la fase di stampa è sempre un processo magico, non so mai come può uscire l’effetto sul foglio.

Questo “non-controllo” del risultato finale, è un’instancabile sorpresa.

 

Cosa consiglieresti ai giovanissimi (o ai dinosauri come me) che vogliono lanciarsi nel mondo dell’illustrazione? Da dove partire? Qual è la prima “cassetta degli attrezzi”? 

Dipende, non ci sono vere regole per iniziare.

Sicuramente un buon punto di partenza è avere una certa sensibilità e un approccio curioso verso l’illustrazione in generale, l’osservazione anche delle piccole cose, e non aver paura di sperimentare le varie tecniche artistiche.

Un consiglio che mi sento di dare è anche di leggere i grandi che hanno fondato le basi dell’illustrazione moderna, (per esempio Bruno Munari, Iela e Enzo Mari, Leo Lionni, Sendak ecc..) e capirne la loro importanza ancora oggi.

 

So che ora vivi a Parigi, anche se ti muovi spesso, e collabori con realtà molto importanti dell’editoria per l’infanzia come ad esempio Les Trois Ourses (casa editrice e galleria con sede a Parigi). Trovi differenze importanti tra il mercato editoriale francese e quello italiano?

Il mercato francese è ricchissimo di proposte editoriali di alto livello, e qui in Francia ci sono effettivamente degli illustratori molto bravi. In generale anche l’interesse per il libro illustrato e il fumetto è notevole.

C’è anche da dire che in Francia ci sono molti fondi pubblici e privati per la pubblicazione e la promozione del libro, o enti che offrono borse di studio per la creazione (come il CNL Centro Nazionale del Libro) o la Charte des illustrateurs, che tutelano i diritti degli autori/illustratori e offrono degli aiuti per i nuovi emergenti. In Italia abbiamo illustratori, autori, case editrici di altissima qualità; ma forse all’Italia in generale, manca un po’ il coraggio (o forse le possibilità?) di investire di più nel mondo dell’editoria.

 

“Rodari dalla A alla Z”, Einaudi Ragazzi (foto: portfolio Chiara Armellini)

 Tra i libri da te illustrati ci sono ben due raccolte di racconti e filastrocche di  Rodari, entrambe edite da Einaudi; che rapporto hai con il mitico Gianni? 

Gianni Rodari e le sue storie sono molto familiari per me: fin da piccola ho avuto la fortuna  e il piacere di aver letto a scuola e in famiglia le sue storie.

La sua originalità e la sua comprensione e il rispetto verso le idee dei bambini mi hanno sempre fatto sentire serena, come fosse un papà o un caro amico.

 

Ti capita mai il “blocco dell’illustratore”? 

Sì, molto spesso, a volte le idee non vengono o le immagini non mi soddisfano abbastanza.

Cosa fai per sbloccare l’ispirazione?

Faccio ricerca, riprovo, insisto, ci dormo su.

Illustrazione da “Favole per bambini”, Pascià (foto: portfolio Chiara Armellini)

Ora per concludere qualche domanda lampo, per conoscerti meglio:

Se fossi un luogo? 

Una spiaggia assolata.

Un oggetto? 

Una Lingua di Menelik.

Un colore? 

Il giallo.

Un animale?

Una scimmietta.

 

 

Mi trovo molto in sintonia con il pensiero di Chiara; tra l’altro cito sempre anche io Kvĕta Pacovská quando racconto negli incontri di formazione l’importanza di avvicinare i bambini all’arte con i libri!

Un grandissimo grazie a Chiara Armellini per avermi regalato un po’ del suo tempo e per avermi infuso ispirazione e bellezza con le sue parole e il suo lavoro!