Intervista a Fausto Gilberti

 

Il primo incontro con le opere di Fausto Gilberti è stato, in realtà, un incontro mancato.

Era marzo 2018, ero in attesa del mio secondo figlio e mi trovavo a Bologna per passare qualche giorno con i miei genitori. Proprio in quei giorni al MAMbo (Museo d’Arte Moderna di Bologna) era in corso una meravigliosa mostra dedicata a Chagall, Kandinskij e alle avanguardie russe, e mi ci fiondai con mia madre, con tanto di pancione. Entrando nel museo, a sinistra c’era l’ingresso della mostra, mentre a destra le indicazioni per un’installazione dal nome bizzarro: Il circo del nano e della donna barbuta.

Le curiose immagini su fondo giallo sgargiante di uomini forzuti e altri personaggi circensi dai grandi occhi invitavano a seguire quel percorso, in cui (ho scoperto dopo) era possibile ammirare le illustrazioni originali dell’autore.

Tuttavia, il primo libro di Fausto Gilberti in cui mi sono davvero imbattuta è stato quello dedicato a Marcel Duchamp (Corraini, 2016).

Illustrazione da “Marcel Duchamp”, Corraini

Volevo realizzare un laboratorio per ragazzi su Duchamp e il ready-made, ma mi serviva il libro giusto per raccontare a un pubblico giovane questo artista così eccentrico e rivoluzionario in maniera efficace (e magari anche divertente). Stefania, la mia “capa” e co-fondatrice di UtopikaMente Aps di cui faccio parte ormai da qualche anno, è giunta in mio aiuto attingendo dalla sua libreria personale. Così è giunto tra le mie mani per la prima volta un libro di Gilberti, ed è stata una rivelazione.

Indago, e scopro che l’autore è innanzitutto pittore e disegnatore; ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha già collezionato numerosi premi e mostre, sia in Italia che all’estero.

Le sue illustrazioni in bianco e nero sono sintetizzate al minimo, tuttavia estremamente vibranti ed espressive; piccoli dettagli contraddistinguono i personaggi stilizzati; il suo testo asciutto nella mia lettura mentale risuona come un monologo teatrale, reso ancora più incisivo dalle pause tra una pagina e l’altra… Solo sfogliando un suo libro se ne può comprendere la magia, velata da una sottile inquietudine per quegli occhi così grandi che scrutano sornioni il lettore.

In seguito ho realizzato un laboratorio sulla street art ispirandomi a un altro libro di Fausto Gilberti, di cui però preferisco il titolo per l’edizione inglese ad opera di Phaidon: Banksy Graffitied Walls and Wasn’t Sorry

Gilberti condivide con Banksy un’aria di mistero, di segretezza; sbirciando i suoi profili social ho notato che non si mostra mai, preferisce far parlare i propri lavori. Questo naturalmente ha acceso ulteriormente la mia curiosità riguardo all’autore, al quale ho avuto il piacere e la fortuna di poter rivolgere alcune domande.

Dettaglio della “Deposizione” di Rosso Fiorentino, 1521

 Quando e come è avvenuto il suo primo incontro con l’arte? Ricorda la prima opera d’arte che ha catturato la sua attenzione?

Con le opere di mio fratello maggiore, anch’egli pittore, e attraverso i viaggi nelle città d’arte che facevo con lui da ragazzo.
 Non ricordo precisamente quale sia stata la prima opera a colpirmi, ma mi viene in mente la deposizione di Volterra di Rosso Fiorentino.

I suoi disegni, (cito dal sito di Corraini) “affilati lavori in monocromo che corrodono i loro soggetti dal punto di vista di un’ironia irregolare”, raffigurano personaggi ridotti all’essenziale e caratterizzati da uno sguardo stralunato, il nano e la donna barbuta che mi ricordano l’immaginario Burtoniano del quale un elemento tipico è proprio l’ironia “nera”. 

Penso ad esempio a Il circo del nano e della donna barbuta, i cui personaggi potrebbero benissimo diventare protagonisti di una sceneggiatura di Burton, da sempre affascinato dal grottesco. Si riconosce in questo paragone?
Più che a Tim Burton, che ho scoperto abbastanza tardi e che non mi ha mai particolarmente interessato, direi invece David Lynch e il suo immaginario fatto di humor nero e di grottesco, ma anche di inquietudine e mistero.

Klein, Duchamp, Pollock, Kusama, Banksy, tra poco Keith Haring…Pensando 

agli artisti di cui ha scelto di narrare la storia, vi trova un filo conduttore? Cosa orienta la sua scelta?
Sono tutti artisti rivoluzionari che hanno aperto nuove strade nel creare arte e che, in alcuni casi, vedi ad esempio Duchamp, hanno addirittura cambiato il modo di fare e di fruire l’arte.
Un’ultima domanda che può apparire retorica, ma non lo è: perché raccontare l’Arte ai bambini e ai ragazzi?
Perché conoscere l’arte, soprattutto quella che non imita la realtà ma la interpreta, ti permette di guardare le cose, il mondo, da punti di vista diversi, inusuali e mai banali.
E di conseguenza ti consente di aprire la mente e di risolvere problemi e trovare soluzioni innovative in ogni campo.
Ringrazio di cuore Fausto Gilberti per la sua disponibilità; qui trovate il suo sito in cui potete ammirare i suoi lavori, che spaziano tra disegno, pittura murale, libri illustrati e design. Una vera chicca per gli amanti della musica è il libro “Rockstars”!
Alla prossima intervista!