Intervista a Marianna Balducci

Classe ’85, riminese, Marianna Balducci è un’artista e illustratrice dal talento sfolgorante. Nel suo lavoro si intrecciano supporti e strumenti differenti, come il disegno su carta, il digitale e la fotografia. Le sue opere emanano leggerezza ed ironia, e invitano a riscoprire il piacere di meravigliarsi di fronte alla bellezza delle piccole cose. Le ho chiesto se potevo farle qualche domanda sul suo lavoro, e lei ha detto sì.

Come sei approdata al mondo dell’illustrazione e dell’editoria per l’infanzia?

Ho avuto un percorso abbastanza anomalo. Il disegno mi accompagna da sempre, ma non da subito ho avuto chiaro che sarebbe diventato il mio mestiere. Dopo un liceo scientifico e una laurea magistrale in moda ho avuto occasione di misurarmi con le prime esperienze lavorative occupandomi di comunicazione e grafica.

Il disegno mi ha sempre accompagnata, coltivato con un rigore e una continuità di cui neanche forse mi ero accorta finché ho iniziato a proporlo nei progetti per le aziende con cui lavoravo. Dopo alcuni anni di disegno per la pubblicità (che ancora resta uno dei miei terreni di applicazione), mi sono avvicinata in modo più ragionato agli albi e mi sono resa conto che la narrazione era un aspetto fondamentale nel mio modo di progettare da sempre.

Ho letto, studiato, smontato, comprato una gran quantità di libri illustrati (cosa che faccio ancora continuamente), ho fatto qualche corso mirato a rendermi più consapevole delle competenze da affinare, ho iniziato a frequentare fiere e festival prima come osservatrice e poi tentando i primi approcci con gli editori. Ho cercato di conoscermi meglio, di affinare non solo la tecnica ma soprattutto lo sguardo e il tono della mia “voce da autrice” su cui volevo e sto ancora lavorando.

Tra i tuoi albi, ce n’è uno al quale sei particolarmente affezionata?

Devo moltissimo a Il viaggio di Piedino (scritto da Elisa Mazzoli, edizioni Bacchilega junior) perché è stato il mio primo albo e il primo foto-illustrato (un linguaggio che mi rappresenta molto ma che non è facilissimo da proporre). Angela Catrani, l’editor che nel 2018 mi ha agganciata per questo progetto, ha creduto fortemente nel mio lavoro e con questo libro ho letteralmente mosso i primi passi nel mondo degli albi. La vittoria del premio Nati per Leggere gli ha garantito una buona diffusione e di conseguenza è stato importante per presentarmi a molti lettori.

Io sono foglia poi (scritto da Angelo Mozzillo, edito sempre da Bacchilega junior) è un albo a cui sono affezionatissima perché parte da un’immagine (quella di copertina) che parla di molto di me e del mio modo di guardare il mondo.

Dopo Dicono di me, dedicato alla Gioconda, di quale opera o artista ti piacerebbe illustrare la storia? 

Ribaltare un po’ la storia dell’arte mi piace moltissimo. Con Dicono di me poi avevo come guida le parole di Davide Calì che è un vero portento in materia di humor ed esperimenti.

Marc Chagall è nel mio cuore da sempre, ma mi piacerebbe anche seguire piste meno battute. A volte le storie più interessanti sono laddove non siamo abituati a guardare e, alla fine, quello che fa la differenza è proprio la traiettoria con cui indirizzi quello sguardo.

Ricordi il tuo primo incontro con l’arte? La prima opera che ricordi di aver osservato con vera curiosità?

Le prime opere d’arte della mia vita sono stati i quadri di mamma Antonietta. Sono figlia di una pittrice che mi ha fatto trovare colori, pennelli, immagini tutti intorno come giochi con cui sperimentare. Nel tempo, condividere il disegno come mestiere con la mia mamma, poter discutere con lei di argomenti che stanno molto a cuore a entrambe, ci ha reso ancora più complici.

Immagini di tutti i tipi, dai cataloghi coi nomi più altisonanti alle riviste con i contemporanei più arditi, sono sempre state sotto i miei occhi fin da piccolissima e, anche se non le consultavo consapevolmente hanno allenato gli occhi e la testa alla curiosità e per questo la ringrazio proprio tanto.

Come funzionano le attività che svolgi con le scuole? Hai riscontrato difficoltà in questo periodo di distanze obbligate?

Nonostante il periodo difficile, nel 2020 sono usciti diversi miei libri e sono aumentate le occasioni di dialogo anche con le scuole per portarli in qualche modo ai bambini e ai ragazzi. Ho sempre usato molto il web come strumento per progettare e, con la complicità di una cordata di colleghi capitata da Davide Calì, mi sono messa a disposizione con una formula snella che consentisse di organizzare incontri e laboratori a distanza (“Ci vediamo su zoom!”).

Ho messo a punto attività e letture che potessero essere efficaci anche attraverso lo schermo e devo dire che ho avuto tante giornate di scambio (per quanto possibile) con bambini e ragazzi di tante età diverse che sono state ovviamente occasioni di lavoro, ma anche affettuosa consolazione in mancanza degli incontri in presenza. Uno degli incroci che mai si sarebbe forse concretizzato se non in questa modalità è stato con una scuola dell’infanzia e scuola primaria italo-francese di Parigi, complice un’insegnante che mi ha scovata proprio in rete e che mi ha fortemente voluto “con sé”.

Quale consiglio daresti  a un genitore o un insegnante che vuole avvicinare i bambini al disegno e all’arte?

Consiglierei di non preoccuparsi troppo dei manuali e dei libri che sono dichiaratamente per bambini o meno. Familiarizzare con l’arte vuol dire averla intorno il più possibile quindi vanno bene gli albi illustrati, così come i cataloghi delle mostre o i libri fotografici. L’arte e la bellezza sono espressioni di varietà e finestre su tanti mondi. Può essere divertente rileggere le biografie dei grandi artisti ripensate a misura di bambino, tanto quanto sfogliare una raccolta di opere astratte senza la pretesa di coglierne subito il senso.

Il disegno poi è un linguaggio che ci appartiene da sempre. Stimolare a considerarlo come tale (quindi come un mezzo per raccontare) più che come una prestazione credo sia una buona pratica per incentivare esperimenti, prove e, perché no, errori.

Ultima domanda, apparentemente retorica ma non lo è: qual è la tua missione?

Sarebbe bello saperlo! Questo lavoro a volte ti ribalta completamente, ti costringe a metterti continuamente in discussione, ti porta a essere perennemente in ascolto. Credo quindi che forse la mia missione sia quella di restituire ciò che da questo ascolto proviene con i mezzi che ho. Disegnare per me è pensare con le mani, è un modo per comunicare. In questo perciò mi applico, mi sfido e mi stanco, ma non riesco a pensare a un’altra cosa per cui sarei così felice di fare tutte queste cose.

Grazie di cuore Marianna per la tua disponibilità e simpatia!

Potete trovare a questo link tutti i libri illustrati da lei, i suoi progetti in corso, e anche delle meravigliose attività foto-illustrate. 

 

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