OCCHIO LADRO: poesia e fotografia che giocano insieme

Foto: edizionilapis.it

Dall’unione delle rime di Chiara Carminati e dello sguardo di Massimiliano Tappari nasce un libro prezioso: “Occhio ladro”, Lapis edizioni.

Sottolineo prezioso, proprio in questi giorni in cui i bambini delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie sono tornati in presenza, e la primavera sta cominciando a farsi davvero sentire. “Occhio ladro” è un esplicito invito all’esplorazione: nel proprio giardino, nel cortile della scuola, nelle vie del proprio quartiere, armati di carta e penna e di occhi capaci di cogliere lo straordinario nell’ordinario.

Sfogliando il libro troviamo una galleria di foto di elementi naturali e dettagli urbani, che osservati attraverso prospettive nuove e con la lente della poesia, diventano protagonisti di piccole storie.

Ecco quindi il primo gioco: un gioco prima di tutto narrativo, che esercita il pensiero metaforico, in cui costruiamo una storia attorno all’immagine portando l’oggetto osservato “fuori” dal suo contesto abituale; i rilievi di un tombino diventano impronte di una gallina, un tralcio d’edera ci ricorda un prezioso ricamo, la corolla di un fiore si trasforma in una gonna svolazzante. E’ il fenomeno della pareidolìa: la tendenza a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale.

Il gioco prosegue con la poesia; Chiara Carminati sembra omaggiare i giochi di parole di Rodari, specie quando utilizza nomi di paesi e città per costruire la rima, come nella poesia Due sorelle in cui è addirittura nominata la città natale del maestro Gianni: 

“Due sorelle”, Occhio ladro

Due sorelle che abitavano ad Omegna

scoppiettanti come il fioco con la legna

litigavano ogni giorno con passione

per accogliere o meno le persone:

una apriva per aver visitatori

mentre l’altra li chiudeva tutti fuori. 

 

 

In un movimento a due direzioni, le parole esaltano l’immagine e viceversa in perfetta armonia, come se fossero nate insieme e come accade nei libri più belli.

La curiosità, lo stupore, la capacità di cogliere nessi nascosti, sono sempre più difficili da accendere. Il momento storico, l’isolamento in casa, la sovra-stimolazione passiva alla quale i bambini sono sottoposti mettono i bastoni fra le ruote alla meraviglia, alla voglia di fare. 

Credo quindi fermamente che un libro come Occhio ladro sia un libro non solo bellissimo, ma quanto mai necessario. Perché sfido chiunque lo chiuda a non guardare d’ora in poi una nuvola piegando un po’ la testa, in cerca di una forma, o a non cercare un viso su una corteccia; e perché ci ricorda (a noi adulti) che questo gioco lo sapevamo fare, una volta. 

Perché ricorda ai bambini di alzare la testa, per non perdersi niente di quello che li circonda; perché se guardano bene, possono trovare tesori nascosti, storie segrete, idee rivoluzionarie anche durante una banale passeggiata. 

Perché ricorda agli insegnanti che è con il “fare” che i bambini raggiungono i traguardi più importanti; e con un libro come questo, si traccia un sentiero per grandi progetti, imparando insieme non solo a scrivere, ma a riscrivere il mondo. 

Non ho potuto fare a meno di mettermi in gioco anche io, gli autori mi perdoneranno; ma è troppo divertente.

Un bel giorno, era un mercoledì

si celebrava un matrimonio a Chantilly

Ogni sguardo era fisso sulla sposa

il cui abito di stoffa vaporosa

era ornato dal pizzo più pregiato

Ma ahimé, sul retro era sfrangiato;

un lembo era incastrato sul gradino

e lì rimase, ad abbellire il giardino.