“Scappare”

SCAPPARE.

Per un weekend, per un mese, per sempre.

Riprovare l’ebbrezza di sedersi sulla valigia per chiuderla, di ricontrollare i biglietti e i documenti, di mettersi in macchina e partire.

Far suonare il metal detector perché come al solito abbiamo scordato di togliere un bracciale; correre i cento metri piani per arrivare in tempo all’imbarco; sedersi al proprio posto e tirare un sospiro di sollievo, per poi ricordarsi a metà volo di aver scordato a casa il pigiama, la valigia, o tuo figlio piccolo.

Ricordo la difficoltà nel far capire al proprietario di una pensioncina di Lisbona che mi serviva un altro cuscino, e che la porta della camera cadeva a pezzi.

Ricordo la notte passata sotto la pioggia torrenziale in un campo fuori Toronto, con due amiche e altri 5000 ragazzi, accampati con delle transenne e delle tele cerate. Il mattino dopo incontrammo Giovanni Paolo II, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù del 2002.

Ricordo i pianti al telefono con i miei genitori durante uno scambio culturale con una classe ungherese; a me era toccato Andor, timidissimo, incapace di spiccicare due parole in italiano (anche se lo studiava) e con un dente grigio. Ho vissuto per una settimana a casa sua a Noszlop, un paesucolo di 1000 anime circondato solo da mandrie di capre e cimiteri.

Potrà sembrarvi strano, ma ricordando tutto questo, sorrido.

Quando si potrà…

“Esplorerò gli USA in minivan con gli amici”(Margherita, 23 anni)

“Visiterò la Scozia con mia figlia” (Antonella, 27 anni)

“Voglio scappare dall’Italia. Se non per sempre, almeno per una lunga vacanza” (Elisa, 34 anni)

“Andrò in Spagna” (Antonio, 23 anni)